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Marco Perra, membo del Team Top1Percent

@Top1Percent

Lo staking nel poker: verità e leggende

Lo staking è un’attività molto diffusa nel mondo del poker, ma nonostante questo è ancora circondata da un alone di dubbi tra cosa sia verità e cosa sia leggenda al riguardo.

Qui vogliamo spiegarti tutto nei dettagli sullo staking nel poker, facendo mythbusting sulle domande e i dubbi più comuni, nella speranza di regalarti una visione più chiara di questa pratica.

Lo stakato è solo un numero?

A malincuore dobbiamo rispondere che in certi casi è così.

Esistono realtà, nel mondo dello staking nel poker, in cui vengono messi a disposizione dei soldi al giocatore, a cui viene detto di grindare e poi viene abbandonato a se stesso.

Il motivo è che questi staker puntano sulla quantità invece che sulla qualità, e a loro basta distribuire fondi a più persone possibili per avere un’entrata mensile da ciascuna di loro.

A volte non rischiano nemmeno tutto il capitale prestato, ritirando i soldi se vedono che il player sta andando broke, oppure chiedendo al giocatore una parte dei soldi indietro.

Per fortuna esistono staking-school come Top1percent che credono nella formula win-win, e investono tempo e risorse nella formazione del giocatore, in modo da aumentare i guadagni per entrambe le parti.

Il coach viene pagato con una percentuale del profit dell’allievo, e di conseguenza avrà tutto l’interesse nell’aiutare e supportare in toto il giocatore. Quest’ultimo potrà giocare con maggior serenità e sicurezza smettendo di preoccuparsi dell’aspetto economico, e più scalerà i livelli, più tutte le parti in causa vinceranno!

Siamo macchine da rake?

Come spiegato nel paragrafo precedente, ci sono staker che la vedono così, ma altre realtà come Top1percent che –anche se può sembrare paradossale – punta all’esatto opposto!

Per lo staker, in casi come questo, diventa addirittura vantaggioso che il player giochi limiti più alti.

Uno studente viene “promosso” a un livello più alto solo quando i coach decretano che è pronto per fare profit a quel livello, e più è alto il livello, più alto sarà il profit che verrà diviso tra giocatore, staking school e coach.

Altre scuole che fanno stak-coaching trovano più vantaggioso far partire tantissimi stakati ai livelli più bassi, in questi ultimi la rake incide enormemente, portando vantaggio in termini di rakeback -da definire appannaggio di chi-, ma rendendo più laboriosa la scalata. Certo, questi non vengono sabotati per restare a livelli bassi, ma sicuramente non vengono spronati e supportati nella scalata, dove dovranno contare sulle loro sole forze.

È tutto a vantaggio dello staker?

No, e dopo i paragrafi qui sopra dovrebbe essere ormai chiaro.

È chiaro che staker e coach meritino una ricompensa per il lavoro svolto e il rischio assunto, ma nell’ottica di crescita del giocatore è essenziale che anche questo riceva dei buoni guadagni.

La divisione dei profitti viene accordata sulla base dell’investimento economico dello staker e dei “costi” formativi (coach), ma anche l’impegno dello stakato, che potrà quindi ottenere una porzione più abbondante direttamente proporzionale alla sua volontà.

Inoltre, i deal sono dinamici e non fissi. Questo significa che più saranno alti l’impegno, il guadagno e la dedizione del giocatore, maggiore sarà la percentuale spettante al player, nel beneficio di tutti i coinvolti, scuola e coach inclusi.

Lo staking nel poker non conviene perché guadagni di meno

Qualcuno si domanda perché mai dovrebbe dividere le sue vincite con qualcun altro. Non conviene piuttosto giocare con le proprie risorse e tenere tutti i guadagni per sé?

La risposta, per chi ha un bankroll che gli permetta di grindare i massimi livelli e le skill per batterli, è senza dubbio sì.

Per quelli che invece devono ancora fare un po’ di strada nel mondo del poker, un deal di stak-coaching è doppiamente vantaggioso, sia in termini di guadagni che in termini di crescita.

Grazie allo staking puoi giocare livelli più alti di quelli a cui puoi accedere con un bankroll personale, e per quanto le vincite (in rapporto al livello) possano essere inferiori, per quanto parte di questi guadagni venga rediretta alla scuola, il totale netto di vincite sarà sicuramente più alto. Inoltre avrai una “protezione” contro i level down, perché non dovrai preoccuparti del bankroll né dei risultati nel breve termine.

Il secondo vantaggio è che maturerai più esperienza in minor tempo, che è la ricetta segreta di ogni poker player di successo. Giocando ai livelli più alti affronterai avversari tendenzialmente migliori, e imparerai sul campo, ma soprattutto avrai un coach che ti affiancherà e ti insegnerà come aggiustare il tiro per raffinare il tuo gioco.

Insomma, se sei Dario Sammartino difficilmente troverai un accordo di stak coaching che vada a tuo vantaggio, ma in caso contrario… è un ottimo modo per arrivare a quel livello!

Posso giocare tornei che normalmente non potrei permettermi

Sì, in linea di massima la risposta è affermativa, ma va sottolineato che lo staking non è semplicemente una somma di denaro regalata che puoi spendere come vuoi.

Prima di cominciare a giocare da stakato, ci sarà un confronto con i coach di Top1percent, e si valuterà insieme il percorso da seguire, i livelli o tornei da giocare e si imposterà un piano di crescita, tra gioco e studio.

Quindi sì, potrai avere accesso a tornei che normalmente sono fuori bankroll, ma non aspettarti di ottenere un ticket per l’high roller EPT gratuito!

Come entrare in Top1Percent

Se sei interessato a un percorso come quello appena descritto, invia la tua candidatura attraverso il nostro form, avrai modo di fare una chiacchierata con il coach responsabile della disciplina da te scelta e valutare insieme il percorso a te più congeniale.

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