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Salvatore Russo racconta il suo Final Table al PokerStars Open Campione
Tra i 2.423 iscritti, e soprattutto tra gli ultimi 8 finalisti, compariva una patch gialla con il logo di Top1Percent: era sulla maglia di Salvatore Russo, grinder di Rossano (Cosenza) che da qualche anno gioca in stak-coaching con la nostra poker school.
Salvo ha espresso un ottimo gioco che lo ha portato a concludere il torneo in quinta posizione per €95.190. Un grande successo, considerando che era il primo evento live di rilievo a cui partecipava, e anche un risultato simbolico, visto che è stato il primo PokerStars Open della storia e il primo torneo della riapertura della poker room di Campione.
Insomma, tanta carne al fuoco in un solo torneo. Lasciamo a lui l’onere di raccontarlo in questa intervista, in cui approfittiamo per presentare Salvatore Russo.
Salvo, complimenti vivissimi per il risultato! Iniziamo lasciandoti parlare liberamente: come è andata?
Per quanto riguarda il torneo: è stato, come tutte le cose secondo me, destinato a succedere.
Io non dovevo nemmeno esserci, non era nei miei piani questa trasferta a Campione. Un mesetto prima, un amico aveva vinto un ticket online per questo evento e mi ha praticamente pregato. Mi aveva addirittura detto che le spese praticamente se le sarebbe accollate tutte lui, se fossi andato a giocare!
Io naturalmente sono stakato da Top1percent, ho accennato la notizia al mio coach domenlan, e lui ha confermato che a suo parere era un’ottima idea quella di giocare il Main Event, e che anche lui e altri ragazzi sarebbero saliti per partecipare.
Insomma, ho iniziato il torneo in maniera davvero tranquilla, perché non avevo alcun tipo di pretesa: era una trasferta nata così, quindi sono andato a giocare del tutto rilassato e tranquillo.
Fare quinto a un torneo di questo calibro lascia sempre emozioni contrastanti, vero?
Ovviamente un po’ di rammarico c’è, visto come stava andando e visto il field finale che mi è sembrato tutto sommato soft, fatta qualche eccezione.
Non nego che nei giorni a seguire c’è stata più amarezza che felicità. Ovviamente sono felice, per essere arrivato quinto a un torneo dove non avrei nemmeno dovuto essere, ma resta quell’amaro in bocca… per le prime sere non ho praticamente preso sonno. Insomma, era uno spot dove ero al 85% al flop e se avessi vinto sarei andato 1° su 5, e in un tavolo dove alcuni non erano così ferrati con l’ICM. Mi sarei sentito molto confident.
Che voto daresti al gioco che hai espresso, da 1 a 10?
Diciamo che divido il torneo in due parti: in una prima parte mi do un 7 perché penso di aver fatto Day 1 e Day 2 abbastanza tranquilli, senza niente di clamoroso oppure di strano; ho semplicemente seguito quelle che sono le dinamiche standard del gioco.
Per quanto riguarda la parte centrale avanzata mi posso dare anche un 8, perché alla fine il crocevia per il torneo non è stato alla fine con quel colpo di K-7 in bluff o con il cooler K-K eccetera, ma è stato tipo a 120 left in uno spot all’ultimo sangue contro un inglese (o olandese) e, secondo me, quello è stato il più decisivo, che mi ha mi ha portato ad andare in alto nel count. E direi “per fortuna” perché, se in quello spot avessi avuto la lettura sbagliata, sarei andato a casa.
Beh, ora devi raccontarci questo spot!
Questo spot è passato inosservato perché era a oltre 100 left, ma è stato importantissimo per il mio torneo.
Day 3, in una fase delicata. Io apro da CO 5-4s, flatta l’olandese da BTN che gioca 30bb, e BB circa 30-35bb. Il flop è 6-4-3 rainbow, betto small circa 30%, call.
Turn K che non apre nessun flush draw, checko, lui betta 60% e faccio call.
River Q, checko ancora e lui fa praticamente all in, una size con cui mi lascerebbe con un buio.
Era una scelta non decisiva; di più! Uno spot dove puoi andare a 40bb, top 30 nel count a 120 left, oppure busti. Ammetto che non ci ho pensato nemmeno più di tanto, perché le size che ha fatto non mi hanno convinto. Non dico di aver avuto la sensazione di dover snappare, ma ho chiamato senza troppo tanking. Mi è andata bene perché ha lanciato subito le carte nel muck.
Passiamo al ruolo del coaching: c’erano compagni di squadra e Domenico Lando a supportarti a bordo campo. Ti è stato utile? Com’è stato incontrare dal vivo le persone che – di solito – vedi solo attraverso uno schermo?
Per questo mio percorso devo fare dei ringraziamenti. Sono in questa scuola da tre anni e mezzo o quattro, ho iniziato come tutti i ragazzi a giocare un ABI basso, tipo 10-12, e pian piano ho scalato i livelli. Ho fatto molta gavetta, per così dire.
Devo dire che nell’ultimo anno ho raggiunto un livello abbastanza buono e alto, grazie al mio coach. Ci tengo a fare una nota a favore del mio coach Wutrek, che nell’ultimo anno mi ha dato una grossa spinta dal lato teorico, dal lato delle dinamiche di game in sé. Mi ha aiutato tanto, sono cresciuto insieme a lui, ed è anche mio amico.
Poi ci sono sicuramente altri amici che devo ringraziare: in primis Serafino, appunto il ragazzo che mi ha portato lì e che in questi quattro giorni era lì a sostenermi. E poi sicuramente il ringraziamento speciale a domenlan, che è dal primo giorno che mi sostiene in qualsiasi cosa. Mi ha dato una grossa mano dall’inizio, è sempre presente nella mia crescita dal punto primo giorno che sono entrato nella scuola tre anni e mezzo fa ed è sempre più al centro della mia crescita. Senza dubbio devo ringraziare anche i ragazzi di Top1percent che erano là, mi aiutavano e mi sostenevano insieme a domenlan. È una bella squadra!
Racconta un po’ il Salvatore Russo giocatore, qual è la tua storia?
Ho lasciato da meno di un anno il lavoro da educatore per dedicarmi al poker full time. Nel mio percorso ho fatto la gavetta, ho passato questi quattro anni a scalare i livelli, fare level up piano piano, senza strafare, sentendo un sacco di campane di diversi coach.
Il primissimo contatto con il poker vero l’ho avuto con Emiliano Conti, perché io da non stakato giochicchiavo con i miei soldi e ho preso un coaching con lui sporadico di qualche ora. È stato un input, e poi è arrivata la discesa.
Sono entrato in Top1percent da poco meno di quattro anni, sono passato attraverso diversi coach preparati e bravi che mi hanno aiutato un sacco, per esempio, Giulio Di Salvo e Mauro Pace. In questo primo momento hanno contribuito davvero tanto alla mia crescita.
In questo anno e due mesi circa, quello che mi ha spinto in alto e mi ha aiutato tantissimo sul lato game – ma non solo, anche sul lato umano appunto è diventato un mio grande amico – è stato wutrek. Poi mi confronto spesso con altri reg, uno dei miei amici storici è “Gigggi55” che ora non gioca più, e quotidianamente mi sento con “maxy18.F”, “Lov3thisGam3”, Mirco Serafino… insomma, reg molto bravi del panorama italiano.