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L'avversione al rischio nel poker

@Top1Percent

Cosa è lo staking nel poker?

Scalare i livelli è l’obiettivo di ogni pokerista, ma si sa che può essere un processo lungo, specialmente se si parte da limiti bassi, anche se le skill sono superiori. Lo staking può essere la soluzione perfetta per accelerare i tempi e arrivare prima lì dove si possono vincere cifre davvero interessanti; scopriamo insieme perché.

Staking nel poker: cos’è e come funziona

Si parla di staking quando un finanziatore offre il bankroll a un giocatore (stakato) per sedersi a tavoli più alti di quanto le sue finanze gli permetterebbero, ovviamente seguendo una corretta gestione del bankroll.
In altre parole, un giocatore con 500 euro di bankroll non può giocare il NL50 anche se è abbastanza bravo per vincere, perché basterebbe uno swing per perdere tutto. Uno staker che riconosce l’abilità del player, può fornirgli – per esempio – 2.000 euro per giocare direttamente il NL50.
Ovviamente non è puro spirito di mecenatismo, all’investitore spetta un giusto ritorno economico, che però può avere forme che non sono direttamente costose per un player, come per esempio una parte di rakeback o una percentuale sui prelievi.

Il “problema” di fare tutto con le proprie forze

Il vero giocatore di poker sa che deve avere un’accurata gestione del bankroll, giocando entro un certo limite di buy-in e, quando batte il livello e raggiunge una certa soglia di roll, salire al livello successivo. Poi deve “solo” reiterare questo processo, (varianza permettendo), continuando a migliorare, crescere e salire di livello.
Come dicevamo, però, non sempre è veloce, anche se sei un giocatore che “crusha” il livello. Pensiamo a un grinder del NL2 che ha 50 euro e vuole trasformarli in 200 prima di passare al NL5: 150 euro si traducono in 75 stack, o 7.500bb. Se vincesse anche 20bb/100, per passare allo step successivo dovrà giocare in media 375.000 mani.

La sclaata dei microlimiti può essere frustante per un giocatore di poker

E anche a quel punto non sarà finita lì, perché si troverà comunque ai microlimiti, e dovrà giocarne altrettante per salire al NL10, e poi il 25, 50… e in ognuno di questi step incontrerà field sempre un po’ più complicati, i suoi bb/100 scenderanno rendendo ancora più lenta la scalata.
Ah, e per chi gioca Spin&Go o MTT, questo processo si allunga ancora a causa della varianza e della minore consistenza nelle vincite.
Il poker non è uno sprint, è una maratona, e c’è sempre tempo per giocare senza avere fretta. Tuttavia, una buona accelerata iniziale può svoltare la carriera di un giocatore, saltare i microlimiti e arrivare subito dove può mettere in campo davvero tutte le sue skill e continuare a crescere, stimolato da guadagni più consistenti e sfide più difficili.

È una truffa? Per l’investitore sono solo un numero?”

Non ti mentiremo, il mondo del poker (come tutti gli altri mondi, del resto) non è composto solo da persone buone e oneste.
Non possiamo quindi garantire che qualunque proposta di staking sia sicura e vantaggiosa, ma informandoti su modalità e clausole del contratto ti sarà semplice capire di chi fidarti e di chi evitare.
Per esempio, se lo staking richiede una restituzione della somma versata nel bankroll, a nostro avviso più che di staking si sta parlando di “prestito” o peggio, e per un player il rischio in questo caso non vale la candela.
Un altro discorso invece è quando lo staker finanzia il tuo gioco in cambio di un ritorno sulla rake versata o una piccola percentuale dei prelievi, sempre che questi siano studiati con l’ottica di permettere sempre e comunque al bankroll di crescere.
Scuole come Top1percent investono sui giocatori, ma con “investire” non intendiamo semplicemente denaro. Entrambe le parti hanno un vantaggio (sia economico, ma anche di immagine, personale…) nella crescita e nelle vincite del giocatore stakato.
Ecco perché insieme al bankroll, forniamo anche un percorso organizzato di studio e miglioramento. Ecco perché siamo pronti a tralasciare i risultati ai tavoli e a permettere level up ai giocatori che riteniamo preparati.
Crediamo che un progetto di stak-coaching sia una situazione win-win, in cui scuola e player collaborano per crescere insieme: il giocatore deve metterci impegno e determinazione, noi ci occupiamo di tutto il resto.

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